Passo per passo... un po' su di me

Mi è sempre piaciuto scrivere, mi è sempre servito scrivere, ne avevo bisogno.

Ho un diario da quando ero piccola, diverse pagine bianche sono state riempite dai miei pensieri di bambina, di adolescente arrabbiata, serena ed innamorata.


Ora, all'età di 24 anni, ho ancora un diario personale però le pagine rimangono vuote più a lungo. Non è la stessa cosa per i diari riguardanti le mie esperienze professionali: ad ogni nuova esperienza entra a far parte della mia vita un diario nuovo di zecca, tramite il quale scrivo ciò che accade a lavoro, come mi sento, le situazioni che mi hanno colpita di più sia in positivo che in negativo.


La mia strada verso il meraviglioso e arricchente mondo del lavoro sociale è iniziata nel 2014 non nei panni di educatrice ma in quelli di segretaria. Dopo aver terminato una formazione commerciale ho svolto uno stage come segretaria in un ambito sociale dove ero giornalmente a stretto contatto con persone che, a causa di alcol, velocità eccessiva o guida sotto effetti di stupefacenti, cercavano di recuperare la licenza di condurre. Noi aiutavamo queste persone a recuperare la licenza tramite diversi percorsi, a seconda del caso.

Qui ho compreso per la prima volta che il luogo in cui abitavo non rappresentava quella nazione magica in cui tutto funziona ma anche qui c'è tantissima gente che soffre, che ogni giorno si sente sola e che, quando le chiedi "Come stai?" cerca di sorriderti nascondendo una lacrima.


Ho sentito storie che mi sono state regalate, perché per me è sempre stato un dono prezioso quando qualcuno ti racconta un po' della sua storia, specialmente senza che gli venga espressamente chiesto.

Ho custodito storie pesanti, ho visto la sofferenza negli occhi di molte persone, la paura, l'angoscia. Alcune storie mi sono rimaste più impresse di altre e spesso non ci si aspetta che la persona che hai davanti si porti un peso tale sul cuore, che viva con tanto peso sulle spalle.

Magari non ci si aspetta che una storia possa essere così tragica, magari non ci si sente in grado di accoglierla, ma è così importante farlo, perché ogni storia ha bisogno di essere raccontata e, soprattutto, ascoltata.


Dopo il mio anno lavorativo qui, sono partita per realizzare il mio sogno di quando avevo all'incirca 10 anni: andare in Australia. Al mio ritorno mi sentivo un po' triste, grazie ad una ex collega, però,ho iniziato a lavorare in un Servizio per le tossicodipendenze (sempre come segretaria).

Qui ho imparato a non prendere ogni cosa che mi viene detta come verità indiscussa e a gestire situazioni intense con ma anche senza l’appoggio di qualcun altro.


Ho poi finalmente iniziato il mio stage preformativo, uscendo dal ruolo di segretaria e sperimentando per la prima volta quello di stagista come educatrice.

Qui ho imparato l’importanza di condividere le proprie emozioni, di dire e capire come ci si sente, di chiedere aiuto e non fare tutto da sola.


Ogni tanto non basta scrivere sul proprio diario se non si fa leggere la propria storia a nessuno.

Gli insegnamenti che custodisco e custodirò sempre sono dovuti ad un periodo intenso che mi ha messo molto in difficoltà, incontrato nel mio primo stage: un’ospite era in fin di vita e l’abbiamo accompagnata durante il lungo percorso della sua malattia.

Ogni giorno la vedevo soffrire sempre più e tutto ciò che potevo fare era stare vicino, leggendole storie e cercando di darle un po’ di sostegno anche se, io stessa, soffrivo intensamente. Mi portavo le preoccupazioni a casa, non riuscivo a staccare e a parlarne con i miei e le mie colleghe, le parole mi si bloccavano in gola.


Un giorno è finalmente uscito tutto fuori e mi sono sentita un po’ meglio. Ci ho messo un anno a riuscire a raccontare a voce questa storia senza avere il magone. Essa però mi ha insegnato che, prima di voler far star bene l'altro, bisogna star bene con sé stessi, se no non si può essere d'aiuto. Per questo è importante staccare, svagarsi e prendersi anche cura di sé. Ho capito anche di aver affrontato questa situazione nel modo sbagliato, convincendomi di farcela da sola senza alcun sostegno. Chiedere aiuto è importante, è la cosa più saggia che si possa fare quando ne si sente il bisogno.


Dall'ultimo stage presso un Centro Educativo Minorile ho imparato ancora di più. Per me è stato uno degli stage più belli, pieno di emozioni che a volte mi hanno un po' scombussolata. Esse erano davvero intense e vedere la sofferenza sui bambini e ragazzi così giovani ha spesso fatto soffrire anche me, vacillando tra l'entusiasmo e la voglia di dare tutta me stessa al senso d'impotenza.


Qui ho imparato che non serve soffrire con l'utente, ma che bisogna aiutarlo a comprendere questa sofferenza, ad ascoltarla e ad attenuarla. Mi è capitato più volte di "soffrire con": quando i bambini mi affidavano le loro lacrime accompagnate da un abbraccio, dicendomi che mancava la mamma, quando le crisi di rabbia erano davvero forti perché la tristezza era troppa o quando l'attesa di rivedere finalmente la mamma dopo mesi creava una forte angoscia, si sarebbe davvero presentata? E se non fosse venuta? In questi momenti ho sofferto anche io, cercando di non farlo vedere e di rappresentare sempre quel sostegno di cui si ha bisogno, ma in realtà dentro ero scossa.


Ho imparato che è importantissimo, per il bene dell'utente e del proprio, trovare il giusto equilibrio tra la parte razionale e quella emotiva:

Se ci si fa sommergere dalla parte emotiva non si è d'aiuto, ci si consuma piano piano o più velocemente. Se prevale la parte razionale, probabilmente nel proprio agire manca un po' di empatia, un po' di quel giusto coinvolgimento che ci deve essere per lavorare sia con la mente che con il cuore.

Se si trova il giusto equilibrio tra le due parti, l'orizzonte professionale è più efficace, non si rischia di perdersi nel mare delle emozioni o nella gabbia della razionalità, ma il giusto mix di entrambe permette di svolgere la propria professione con qualità, riflessione e sentimento.

Questo è l'insegnamento più grande che custodirò per il mio futuro professionale.


La mia vita da stagista ora è terminata. Ho lavorato come educatrice tutta l'estate sempre in un Centro Educativo Minorile. Fra poco inizierò una nuova avventura sempre occupandomi di bambini e ragazzi con problematiche familiari.


Ecco in breve il mio percorso e qualche insegnamento che mi ha permesso di crescere sia individualmente che professionalmente. Già in questo scritto spero di aver fatto emergere quanto il lavoro educativo sia complesso e quanto sia importante auto-osservarsi costantemente, riflettere sul proprio agire e capire quando si ha bisogno di un aiuto. Non sempre è facile! Non sempre è possibile essere consapevoli al 100% delle proprie emozioni, bisogna prendersi il tempo di ascoltarsi, anche io ci sto ancora lavorando.


In conclusione, l'unica certezza che c'è è che non si smette mai di imparare!