L'inserimento della figura del volontario nei contesti socio-educativi

Oggi vorrei parlare di una figura che può essere una grande risorsa e che è sempre più utilizzata nei contesti socio-educativi. Mi riferisco alla figura del volontario.

Chi è il volontario? Perché un volontario inserito nei contesti socio-educativi può essere una risorsa? Ci sono dei rischi nell'eventuale inserimento di questa figura? Quali?

In questo post risponderò a queste domande in modo tale da, nel caso in cui come educatori o come "istituto" stiate pensando di collaborare con dei volontari, possiate avere una presa di coscienza maggiore sui vari vantaggi e sugli aspetti un po' più delicati da considerare per fare in modo che la collaborazione sia fruttuosa.

Iniziamo dalla prima domanda, chi è il volontario?

Il volontario è una persona che, per motivi personali, decide di investire il suo tempo offrendo una prestazione lavorativa che non viene retribuita. Il fatto di non essere retribuiti non svincola i volontari dal prendere sul serio il loro impegno. Sicuramente chi decide di fare del volontariato riceve delle gratificazioni personali che gli portano soddisfazione; tendenzialmente i più giovani svolgono esperienze di volontariato per entrare nel mondo del lavoro, c'è chi lo fa per mettersi alla prova, chi per conoscere nuove persone... le motivazioni dietro questa scelta sono diverse e varie. Ciò che è importante per un volontario è il fatto di ricevere delle gratificazioni personali dal proprio impegno, dal tempo messo a disposizione per l'incontro con l'altro. L'essenzialità di disporre di gratificazioni personali permette di comprendere che il volontariato non è un'attività di totale sacrificio e dedizione nei confronti di un'altra persona, ma, in questo modo, se ne riconosce la reciprocità e la relazione diventa uno scambio bilaterale. Si tratta quindi "di un’azione sociale che procura arricchimenti personali a chi la svolge” (Ranci, 2006, pag. 62).


Vediamo un po' perché un volontario inserito nei contesti socio-educativi potrebbe essere una risorsa. Penso che, per gli educatori, una mano in più faccia sempre comodo. Durante le giornate lavorative, specialmente quando ci si occupa di tanti utenti, è difficile stare dietro a tutto. Capita di non riuscire a dedicare il tempo necessario ad esempio, a un solo bambino perché gli altri 8 hanno delle necessità per le quali bisogna destreggiarsi e dividere il proprio tempo con ognuno di loro, anche se è praticamente impossibile dedicare ad ogni utente la stessa quantità di tempo. I vantaggi che vi elencherò sono applicabili in diversi contesti e dipende molto da come viene organizzato e gestito il vostro contesto lavorativo di riferimento.

Di seguito elencati i possibili vantaggi che nascono nel collaborare con una figura volontaria nei contesti socio-educativi:

  • Avere un aiuto nelle mansioni quotidiane, avvalendosi di un aiuto pratico;

  • Possibilità di relazionarsi con una persona con uno sguardo e un vissuto diverso, dando vita ad una relazione in cui ogni parte può trarre beneficio dall'altra, scambiandosi consigli, competenze, modi di fare e di agire.

  • L'osservazione, strumento essenziale per gli educatori, può essere favorita da un nuovo sguardo, forse meno "professionale" ma non per questo meno importante.

  • L'utenza ha la possibilità di confrontarsi con una figura che non sia sempre ed unicamente quella dell'educatore. Possono nascere delle relazioni importanti anche per l'utenza, la quale, probabilmente, si approccerà nei confronti del volontario in un modo diverso rispetto all'educatore (ad esempio, vedendo il volontario come un amico o una persona a cui confidare quel qualcosa che, prima di confidarlo all'educatore, ci penserebbe due volte).

  • A livello istituzionale, accogliere dei volontari è un bel messaggio per l'esterno. È come se l'istituzione aprisse le porte a delle figure esterne, dando quindi un messaggio di vicinanza ed inclusione.

Oltre che i vantaggi, ci sono anche diversi aspetti che devono essere curati affinché la collaborazione con il volontario sia proficua. Prima di tutto è importante che il volontario venga accolto ed accompagnato nel suo percorso, che si senta valorizzato e con uno scopo, non lasciato "a sé stesso". Gli educatori, in questo senso, avranno il compito di accompagnare fianco a fianco il volontario nella sua esperienza, accogliendo i suoi dubbi, perplessità, le sue proposte e rispondendo alle sue curiosità. Inoltre, se un educatore si mette nell'ottica di voler imparare dal volontario, entrambi beneficeranno di una crescita personale e professionale. Per fare un esempio, io non ho figli e se collaborassi con una volontaria che è anche una mamma, sicuramente avrebbe qualche consiglio o trucchetto da suggerirmi che potrei utilizzare nella mia vita professionale e, un domani, in quella personale.

Diciamo quindi che più che parlare di "rischi" è importante sottolineare che l'inserimento di questa figura è una responsabilità ed essa necessita di essere seguita ed accompagnata. I rischi veri e propri sono insiti il volontario stesso, se la persona con cui si collabora stringe rapporti nocivi con l'utenza o "va contro" l'andamento, i valori e gli interventi dell'équipe senza confrontarsi con loro, lì la collaborazione con questa figura potrebbe diventare problematica. Per questo, come educatore, è importante mettersi in discussione ed essere disponibile nei confronti del volontario, fare in modo che esso si possa mettere nella condizione di chiedere e porre domande.


Nella vostra esperienza lavorativa avete già collaborato con dei volontari? Com'è stata la vostra esperienza? Avete riscontrato altri vantaggi e fragilità?




Fonte

Ranci, C. (2006). Il volontariato. I volti della solidarietà. il Mulino.