"A tempo indeterminato...", cosa mi spaventa?

Probabilmente molti penseranno che dovrei essere solo grata dell'opportunità che ho incontrato e di non lamentarmi in rispetto anche a tutte quelle persone che sono alla ricerca da più tempo di un impiego e si sentirebbero benedette a riceverne uno, per di più a tempo indeterminato.


In questo post, però, voglio parlare sinceramente di come mi sono sentita quando mi è stato proposto un impiego a tempo indeterminato. Essendo abituata a studiare da tutta la vita, a passare da un'esperienza lavorativa all'altra, a lavorare un anno in un posto, 5 mesi in un altro, 3 mesi in un altro ancora, ad avere il tempo di fare esperienze di volontariato sempre in ambito sociale ed avere la possibilità di assaggiare diversi mondi e incontrare persone provenienti da esperienze di vita completamente diverse, capire che è giunto il momento di fermarsi per un periodo più lungo in un posto crea un po' di agitazione. O almeno è quello che è successo a me.


Quando mi è stato riferito di essere assunta ero davvero felice, l'entusiasmo di poter finalmente stabilirsi in un posto, impegnarsi per creare relazioni significative e poter effettivamente avere una visone a lungo termine davanti a sé è un qualcosa che, in realtà, ho sempre sognato di ottenere il più presto possibile. Essendo il lavoro dell'educatore basato sulla relazione con l'utenza, rimanere più di 6 mesi in un posto permette di approfondire questa relazione e di avere sempre più la possibilità di diventare un punto di riferimento o, perlomeno, un punto stabile per la vita dell'utenza.


Ma allora perché, dopo la felicità iniziale e l'entusiasmo, mi è venuta a trovare l'agitazione e la paura?

Ho cercato spesso la risposta a questa domanda e, pensandoci bene, penso di averla trovata. Sono una di quelle persone che pensano che la vita passi troppo in fretta e che sognano sempre, un domani, di fare un'esperienza di vita non nel paese in cui si trovano. Sogno di lasciare tutto ed andare, almeno per un anno, in un altro luogo. Un luogo diverso in cui io possa lavorare, conoscere nuove realtà, nuove persone e sentire effettivamente di star vivendo la propria vita al massimo. In passato, ho già avuto la fortuna di vivere all'estero per 5 mesi. Quel periodo della mia vita rimane uno dei più belli di sempre. Fermarmi in un posto, cominciare a stabilizzarmi ed avere la sensazione di mettere le radici da qualche parte mi spaventa. Perché è vero che noi non siamo alberi e che non abbiamo radici, però gli elementi che possono rendere più difficile, in futuro, realizzare questo sogno stanno diventando di più.

Sapendo di amare la professione che ho scelto, avendo apprezzato ogni esperienza lavorativa praticata, a volte ho solo paura di avere troppe motivazioni che mi terranno legata alle certezze, alla sicurezza, senza permettermi di avere il coraggio di fare scelte che, anche se meno "sicure", mi porterebbero a guardarmi indietro e dire "ho fatto bene a seguire il mio cuore, non ho rimpianti".

Forse mi spaventa anche perdermi gli avvenimenti importanti delle persone a me care, lavorando a turni capita spesso di non esserci quando gli altri sono liberi e viceversa. Vorrei ricordarmi che il lavoro è importante ma non voglio metterlo davanti al resto. So che è tutto un gioco di equilibri e di trovare quelli giusti, attualmente è ciò su cui devo lavorare: "trovare un nuovo equilibrio".

Ho notato di non essere mai stata brava ad affrontare i cambiamenti che avvengono nella mia vita, essi sono sempre fonte di agitazione e angoscia per me. In questi momenti mi preoccupo di molte cose tutti insieme, ingigantisco tutto creando problemi che non ci sono ma che mi immagino potrebbero esserci in futuro. È difficile per me imparare a gestire questo aspetto del mio carattere perché so che non mi fa stare bene ma so anche che non riesco a smorzarlo.

Forse è solo un insieme di paure a cui permetto di avere il controllo e che, se scritte od espresse ad altra voce, possono sembrare davvero banali ma che dentro di me rimbombano con forza.

Vi è già capitato di sentirvi così? Come vi comportate quando provate questa sensazione di agitazione e "casino" interiore?


Spesso mi ripeto che siamo noi ad avere la nostra vita in mano, solo che capita che ce ne dimentichiamo. Siamo noi che potremo stravolgerla da un giorno all'altro se solo lo volessimo intensamente. Mi scuso quindi se questi pensieri possano sembrare delle preoccupazioni inutili ma lo scopo di questo post è anche quello di capire se qualcun altro si sia sentito così, specialmente durante il primo vero e proprio approccio nel mondo del lavoro, delle responsabilità e della vita adulta.

Quando termini gli studi è come se ti colpisse tutto insieme, di colpo diventa difficile concentrarsi sul presente ed il futuro è sempre lì pronto a sussurrarti all'orecchio per fare in modo che tu non smetta di pensarlo.

Penso che queste siano delle fasi che poi passano e, più in là, queste preoccupazioni mi faranno probabilmente sorridere.

Grazie per aver letto questo post :)