14 consigli per giovani educatrici ed educatori

Il lavoro dell’educatore è un lavoro difficile, ormai si sa. È un lavoro che ti mette spesso (o sempre!) sotto pressione e sotto stress, in cui devi avere una capacità piuttosto veloce di problem solving dato che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. È una professione che ti mette a dura prova, considerando anche che la linea tra vita lavorativa e vita privata è sottile e non sempre si riesce a separarle. Essere giovani educatori ed educatrici alle prime esperienze, poi, è ancora più difficile.

Quando studi e fai diversi stage hai molte aspettative nei confronti di questa professione e molta curiosità. Intravedi già il tipo di educatore “ideale” che vorresti essere, individui quello che, invece, non vorresti mai diventare. Ti chiedi come mai alcune persone finiscano per alzare la voce contro dei bambini e come facciano a non gioire del proprio mestiere, immagini che nel mondo sociale le persone siano tutte disponibili, comprensive, gentili. Poi arriva il momento di terminare gli studi, di non essere più una stagiaire nei posti di lavoro ma di essere una vera e propria educatrice. Ed è lì che la realtà ti sorride divertita. Non voglio spaventare nessuno con quello che scrivo, anzi, vorrei aiutare chi legge ad essere preparato, a non farsi abbattere e a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno, specialmente da sé stessi e le proprie insicurezze.

Di seguito ecco alcuni consigli che si basano sulla mia esperienza personale. Alcuni di essi devo, puntualmente, ribadirli a me stessa in primis. Non è sempre semplice seguire i propri consigli, anche quando si sa che essi sono validi e che ti possono essere d’aiuto.


1) Credi in te stessa/o e nelle tue capacità


Purtroppo, è proprio vero che se non credi in te stesso nessuno lo farà per te. E se cedi alle incertezze (che ci sono sempre) anche il tuo agire sarà incerto e le giornate non andranno come vorresti. Questo lo so perché, specialmente all’inizio ma anche adesso, mi capita di far vincere alcune paure ed incertezze, che poi mi portano solo ad essere più agitata e a non vivere la giornata lavorativa come vorrei. Non vi sto consigliando di non avere mai incertezze, bisogna mantenere comunque quell’umiltà che faccia in modo che ci chiediamo “ma sto agendo nel modo giusto?” oppure “è questa l’educatrice che voglio essere?” oppure ancora “non è che, forse, in quella situazione avrei potuto agire in un modo diverso?”. È importante, però, non far sì che le incertezze prendano il sopravvento, perché poi arriva l’agitazione, l’ansietta, il battito cardiaco che aumenta, la sudorazione, il nervosismo e poi ciao… si inizia una cosa e si lascia a metà, se ne inizia un’altra per poi essere interrotti e non ci si riesce a godere del tempo di qualità con i propri utenti. Ci vuole calma e sangue freddo, come dice la canzone di Luca Dirisio.


2) Non sentirti piccolo


Prime esperienze lavorative nel ruolo di educatrice, oppure prime esperienze con una certa tipologia di utenza. Vi è mai capitato di non sentirvi all’altezza? O di non sentirvi abbastanza presi sul serio dagli altri? Ecco, una cosa che ho capito, collegata al consiglio precedente, riguarda il fatto che se tu non ti senti all’altezza, gli altri non ti considereranno tale. Mi è capitato di non sentirmi abbastanza “grande”, forse anche perché il mio aspetto non mi aiuta. Ho 25 anni ma, poco fa, mi hanno chiesto un documento d’identità per un gratta e vinci. Però ci sono diversi modi per aiutarci a sentirci pronti e sicuri di sé. Il primo passo è quello di smetterla di sentirsi piccoli, di tirare fuori il coraggio (per non dire altro) e farsi dei complimenti quando ci si è sentiti pronti e bravi nel gestire determinate situazioni. Cosa fare quando ci si sente degli impediti? Bisogna ricordarsi che questo mestiere non è facile ed è capitato a tutti di sentirsi bloccati, non per questo si è veramente impediti. Bisogna essere gentili con sé stessi.


3) Ricorda di aver moltissimo da imparare, non per questo non si è pronti, ci sarà sempre da imparare


In questo lavoro l’apprendimento è costante e continuo. Si imparerà giorno per giorno, esperienza per esperienza, a trovare un modo di organizzarsi, di gestire ed affrontare gli imprevisti in maniera diversa, man mano più preparata ed efficace. Per fare un esempio, quando si è nuovi in un istituto è quasi una legge, specialmente per i bambini e gli adolescenti “testare” il nuovo arrivato. Ci sarà, quindi, la bambina che, solo con te, farà i capricci per andare a letto, l’adolescente che, quando le chiederai di sistemare la stanza, ti sbraiterà addosso come se non ci fosse un domani. È normale. Questo non vuol dire che, più avanti, tutto sarà liscio come l’olio, ma l’inizio è più turbolento. Man mano, poi, si trovano le proprie strategie.


4) Non fidarti troppo di tutti, tieniti le tue debolezze per te tranne quando sai di poterle condividere con qualcuno che, a sua volta, condividerà con te le sue.


Essendo una persona estroversa e molto trasparente, ho la tendenza a non vergognarmi dei miei limiti e delle mie preoccupazioni ma tendo a condividerle senza farmi troppi problemi. Ho notato, però, che è meglio non farlo. Nel mondo del sociale, le persone restano persone. Non è vero che tutti sono gentili, disponibili e con l’amore per il prossimo sempre nel cuore. Ciò che confidi ad un collega, pensando che rimanga tra voi, lo potrebbe riportare agli altri, e si sa che le cose riportate poi vengono travisate. Condividete le vostre preoccupazioni solo con colleghi di cui vi fidate davvero tanto, quelli che conoscete da anni o quelli che, a loro volta, si confidano con voi.


5) Datti tempo e non essere severo con te stesso


Mi sono resa conto di essere una persona che tiene l’asticella troppo alta. L’ho capito perché quando raggiungevo dei risultati molto soddisfacenti non ero in grado di farmi un complimento, piuttosto il mio pensiero era “sì ma dovevo raggiungere questo obiettivo” oppure “sì sono stata brava ma dovevo esserlo”. Questo è sbagliato. Quando mi sono fatta per la prima volta un complimento perché mi sentivo davvero orgogliosa di me stessa, ho provato una sensazione di grande gioia.


6) Quando non capisci qualcosa, chiedi. Se non capisci di nuovo, fatti rispiegare.


Mi è capitato più volte durante varie esperienze professionali che qualcuno mi spiegasse qualcosa e io non avevo capito un fico secco. In quei casi, pregavo che un’illuminazione divina mi aiutasse, in seguito, a non dover trovarmi nella situazione di dover fare ciò che la persona mi aveva suggerito e io non avevo compreso. Succedeva, così, che rimanevo in uno stato di agitazione, con le mie mille domande bloccate in gola, senza trovare il coraggio di dire, semplicemente “scusami ma non ho capito” oppure “ma quindi tu intendi questo?” ed avere dei chiarimenti. È facile non essere completamente in chiaro, per questo, specialmente quando si hanno diverse responsabilità, è essenziale chiedere e levarsi ogni dubbio. Se non si è convinti di aver capito ciò che la persona ci dice, possiamo domandarle direttamente se intendesse quello che noi abbiamo recepito o meno.


7) Non aver fretta di dare risposte e di risolvere i problemi


Quante volte mi succede ed ormai tutt’ora, di aver fretta di dare una risposta a chi mi chiede qualcosa. Siano essi parenti degli utenti, colleghi o gli utenti stessi. Fa parte della professione anche sapere prendersi qualche istante per pensare ad una risposta e, nel caso in cui non si avesse in quel momento, essere in grado di sospendere una risposta ed informarsi, piuttosto che darne una che non è soddisfacente per nessuno.


8) Cerca di non farti a carico dei compiti e delle mansioni altrui, abbi in chiaro fin dove tu puoi arrivare e il limite da non oltrepassare.


La capacità di delegare o di non farsi a carico di troppi compiti non è tra le mie capacità migliori. Ho notato, però, che questo non fa che aumentare il mio livello di stress. Chiedere aiuto ad un collega o dividersi semplicemente i compiti è essenziale per la propria salute mentale. C’è qualcosa che non riesci a fare in tempo perché devi dare priorità a qualcosa d’altro, ma il tuo collega potrebbe occuparsene? Basta chiedere.


9) Quando hai dei turni lunghi e stancanti, organizza qualcosa di bello nei momenti di libero da attendere con gioia


Questo consiglio me lo ha dato mio papà ed effettivamente rende più leggere le settimane. Quando ho dei turni davvero lunghi o dopo la notte passata al lavoro, organizzo qualcosa di bello e di rilassante per il giorno in cui ho libero. Tendenzialmente riguarda qualcosa che mi dia la sensazione di starmi prendendo cura di me stessa. Io adoro farmi massaggiare quindi può essere una seduta di massaggio, un caffè con un’amica, un pranzo con la propria mamma oppure un bel film sul divano. Sapere che, dopo ore e ore passate al lavoro, ci aspetterà un momento sereno e di tranquillità, permette di affrontare con più determinazione la giornata e di premiarsi.


10) Non temere i tuoi superiori


Ancora adesso quando ho una domanda da porre ai miei superiori penso 200 volte a come formularla e mi sento un po’ agitata. Questa insicurezza si vede da distanza e non è utile. Sto lavorando molto sul fatto di sentirmi più sicura ma non sempre è facilissimo. Ci sono giorni in cui mi sento proprio carica ed altri giorni in cui cedo alle incertezze. Non bisogna temere i propri superiori ma vederli come delle persone con diversa esperienza che ti possono guidare e giocare un ruolo importante rispetto alla tua crescita professionale e personale. Quando un superiore mi fa una critica costruttiva, dal momento in cui riconosco io stessa una mia fragilità e mi viene rimandata, colgo l’occasione per riflettere e pensare che tutti i consigli e la trasparenza mi aiuteranno maturare sempre di più come professionista. È come una palestra, all’inizio si fa fatica ma più ti alleni più diventi forte.


11) Cerca di andare al lavoro con positività


Ogni tanto mi aiuta pensare a quale potrebbe essere il peggior scenario della giornata, per poi dire “peggio di così non potrebbe andare” e convincermi che può andare solo meglio di come l’ho immaginato. In ogni caso, vi consiglio di andare al lavoro con positività, lasciando a casa le ansie e le preoccupazioni. Questo perché, se si inizia il turno già con un certo nervosismo, esso si riverserà nel proprio agire e, vi assicuro, che verrà trasmesso anche a tutto l’ambiente circostante.


12) Staccare dal lavoro una volta finito il turno


Non sempre è facile e non sempre ci riesco. Ciò che mi aiuta è avere altro da fare. Adesso che convivo è più facile staccare, ho diverse cose a cui pensare ma non sempre è così immediato gestire la propria mente. Ultimamente mi sto chiedendo come mai, spesso, ripenso costantemente ad alcune cose, prevalentemente banali, che succedono al lavoro nonostante io sia a casa mia già da un po’. Ho altre cose più importanti di cui preoccuparmi? In sé sì, ma perché non mi dedico a quelle? Ho persino pensato che, ogni tanto, mi succeda di concentrarmi molto sul lavoro perché se iniziassi a preoccuparmi di alcuni aspetti della mia vita privata poi mi sentirei più agitata. Oppure, dovrei solo ritrovare dell’entusiasmo e una nuova passione per qualcosa d’altro, che non sia collegato alla mia professione. Ci sono momenti in cui staccare dal proprio lavoro risulta più difficile rispetto ad altri, però è importante impegnarsi e provarci. Lo sport, leggere dei libri, cucinare, stare con chi si ama ed ascoltare un amico… sono tutti elementi che aiutano a pensare ad altro.


13) Utilizzare la supervisione come strumento di crescita personale e professionale


Mi auguro che lavoriate in un posto in cui, come équipe, siate sostenuti da un supervisore. La supervisione è davvero essenziale per riflettere sul proprio agire, condividere dubbi e preoccupazioni, stimolare una riflessione di gruppo ed individuale e anche per sentirsi più vicini ai colleghi. Esistono anche supervisioni individuali, anch’esse sono estremamente utili. Attualmente, sto svolgendo una volta al mese circa, delle supervisioni solo a livello di équipe ma riconosco che anche un supervisore “esclusivo” può rappresentare un sostegno enorme. Valuta in base alla tua situazione e alle tue sensazioni se le supervisioni già presenti nel tuo ambito lavorativo sono abbastanza o se necessiti di uno spazio tutto tuo.


14) Prenditi cura di te ricordandoti quanto ti vuoi bene


Ricordati sempre che se tu stai male non puoi essere d’aiuto agli altri. Questo non vuol dire che per fare gli educatori non ci si può mai permettere di avere dei momenti no o di essere tristi. Bisogna però essere consapevoli delle proprie emozioni e capire cosa poter fare per ritornare a trovare una certa serenità che ti permetta di lavorare a stretto contatto con altre persone che, a loro volta, soffrono.

Se tu soffri insieme al ragazzino che non vede la madre da molto tempo e mentre lui si affaccia alla finestra con l’angoscia negli occhi, sperando con tutto il suo cuore di rivedere finalmente la figura della madre e tu sei di fianco a lui con ancora più angoscia, come puoi essere d’aiuto? Non sarebbe più utile una persona che, invece, durante l’attesa gli proponesse di fare qualcosa e smorzasse un po’ la tensione?

Prendersi cura di sé significa anche riconoscere i propri limiti e lavorarci su. Volersi bene fa parte del prendersi cura di sé, concedersi di sbagliare, di riprovare, di riconoscere le proprie vittorie.

Prenditi sempre cura di te anche a livello pratico: coccolarsi fa parte del dimostrarsi amore.